Dal Messaggero del 17 settembre 2011
<<Fiore di Scozia, amore e tormento nel ’700. Il debutto della scrittrice Stefania Auci: <<Il sogno è d’obbligo ma stare sempre con i piedi per terra>>
di Leonardo Jattarelli
Vi riproponiamo nel blog l’articolo pubblicato il 17 settembre scorso su Il Messaggero. Un’altra enorme soddisfazione che si aggiunge alla felicità per i numerosi feedback positivi che stiamo ricevendo per Il Fiore dalle prime lettrici. Quest’articolo di un’importante testata giornalistica tradizionale (raramente un romance da edicola può auspicare ad un pezzo pubblicato su testate di questo calibro) testimonia il valore del romance d’esordio di un’autrice che in futuro non dubito farà parlare ancora molto di sè per il suo indubbio talento.
Scozia, 1745. Qualunque cosa accada, io ti aspetterò. Con questa promessa Deirdre ha detto addio ad Alexander alla vigilia della rivolta giacobina guidata da Carlo Stuart. La guerra, tuttavia, distrugge insieme ai sogni di indipendenza degli Scozzesi anche le speranze dei due innamorati. Tornato ad Aberdeen, Alexander scopre infatti che Deirdre ha sposato un altro uomo, il lealista Sean, e che ha reciso ogni legame con il passato. Ma è davvero così? Oppure è stata costretta a quelle nozze? Alexander si ritrova ad affrontare un nemico più insidioso di quelli incontrati sul campo di battaglia. E a combattere per la sua vita e per quella della donna che ama.
Quale sarà il destino di questo amore?
<<Beh, basta andare a leggere il mio libro, mica si aspetterà che le racconti proprio il finale! Uscirà l’1 ottobre»
Stefania Auci brinderà tra pochi giorni al suo debutto nel romance per la Harlequin Mondadori con il suo «Il fiore di Scozia». Ed è una appassionata vera. Una che sa tutto non solo di questo genere ma è anche un’attenta lettrice «soprattutto di horror e fantasy».
Come è arrivata a questo romanzo?
<<Avevo da tempo in testa ed ecco Il Fiore di Scozia»
Cosa l’attira del romance?
<<La possibilità di sognare e far sognare. Il lettore ha bisogno di sfoghi a basso costo, di evasione pura. Un taglio netto con la realtà e una voglia di divertirsi, perché in questo genere di letteratura ci sono anche elementi di divertimento puro».
In Italia a che punto siamo?
«La ghettizzazione di questo genere che non è mai scomparsa. All’estero testi come quelli della Harmony si trovano nelle librerie, interi scaffali dedicati alla letteratura al femminile. Da noi li compri in edicola o al supermarket, che da una parte è anche una fortuna perché vendono. Ma la cultura da noi continua ad essere declinata al maschile».
Quali sono le regole fondamentali per un buon romance?
«La copertina giusta per prima cosa. Perché la lettrice non vuole vergognarsi con immagini troppo spinte o eccessivamente romantiche. Nei testi americani la scena del ballo è un classico, da noi invece non può mancare quella di sesso. Ma deve essere soft anche se sensuale».
Insomma, la pura evasione paga…
«Certamente. Ma io credo che l’autrice di romance non debba rimanere scollata dalla realtà che vive. Insomma, ha delle responsabilità verso il lettore. Ci si deve divagare senza staccare completamente i piedi da terra».
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